UN POSTO AL SOLE ANTICIPAZIONI: DAMIANO CROLLA, VIOLA DISTRUTTA DALLA CONFESSIONE
UN POSTO AL SOLE: DAMIANO CROLLA, VIOLA DISTRUTTA DALLA CONFESSIONE – IL DESTINO SI SPEZZA A PALAZZO PALLADINI
Napoli si risveglia sotto una luce fredda, tagliente, come se il cielo stesso volesse annunciare la rovina imminente. Dal terrazzo del Palazzo Palladini, Marina Giordano osserva il mare che si confonde con la nebbia e capisce che qualcosa è cambiato per sempre. Vinicio, il giovane che aveva difeso come un figlio, sta precipitando nel baratro, e lei, con un fascicolo segreto tra le mani, si ritrova davanti alla verità che temeva di scoprire: il ragazzo è ricaduto nella droga. Ogni fotografia che l’investigatore le ha consegnato è una ferita che brucia — Vinicio nei vicoli del porto, l’incontro con uno spacciatore, il volto scavato di chi ha perso tutto. Roberto Ferri non deve saperlo, perché quell’immagine potrebbe diventare un’arma nella guerra con Gennaro Gagliotti, il padre di Vinicio. Ma il silenzio pesa più della colpa e Marina sa che ignorare la verità equivale a condannarla. Nel salotto illuminato da una sola lampada, la donna sente tornare tutti i suoi demoni: le battaglie vinte, i tradimenti perdonati, l’amore usato come scudo e come lama. Ogni respiro è un presagio. E mentre a Palazzo Palladini la calma è solo apparenza, fuori la città respira un’aria di tempesta.
A pochi isolati di distanza, Damiano Renda guida lentamente verso il commissariato. Le mani tremano sul volante, ma il viso resta impassibile. Da settimane vive nel tormento di un segreto che lo divora. Ha tradito Viola con Rosa, la donna che non avrebbe mai dovuto rivedere, il suo passato, la sua colpa. E ora Viola è tornata da Milano, portando con sé il ricordo di un amore che ha tentato invano di dimenticare. Basta un solo sguardo nei corridoi del commissariato per riaccendere tutto: la passione, la vergogna, il rimpianto. Damiano la saluta con freddezza, ma la distanza è solo una maschera. Viola lo percepisce e dentro di sé sente una fitta, come se il cuore riconoscesse un tradimento ancora senza nome. È consapevole che lui nasconde qualcosa, lo legge nei suoi occhi ogni volta che il nome di Rosa compare per caso. Tuttavia, non riesce a smettere di cercarlo. In quella città dove la verità si dissolve tra le ombre dei vicoli, anche un sentimento proibito può sembrare l’unico appiglio di vita.
Mentre l’amore si consuma nel silenzio, a Palazzo Palladini esplode un’altra guerra. Roberto Ferri e Marina si ritrovano su fronti opposti. Lei gli chiede di patteggiare con Gagliotti, di salvare l’azienda e il loro futuro, ma Roberto non vuole piegarsi. L’orgoglio lo domina come sempre, lo spinge a sfidare il destino anche quando sa di poter perdere tutto. Quando scopre le foto di Vinicio, la rabbia si mischia al disprezzo. Marina non si giustifica: sa che non c’è più nulla da dire. L’uomo che ha amato la guarda con una freddezza che taglia il respiro, poi si siede, accende un sigaro e resta in silenzio. In quell’istante tutto ciò che li univa si spezza: la complicità, la fiducia, l’illusione. Fuori la pioggia comincia a cadere come una punizione divina, mentre Vinicio, solo tra i vicoli del porto, vaga in preda all’allucinazione. Si guarda in uno specchio, ma non si riconosce più. Il pugno contro il vetro, il sangue che scorre, la disperazione che diventa destino. Quando la notizia arriva al Palazzo, Marina impallidisce: Vinicio è in ospedale, in coma, in bilico tra la vita e la morte.
La corsa in macchina con Roberto è muta. Le luci della città scorrono come lampi di memoria. All’ospedale, davanti alla stanza del ragazzo, Marina siede con le mani intrecciate, Roberto resta in piedi, immobile, prigioniero dei propri pensieri. Il medico parla di crisi d’astinenza acuta, di speranze fragili. Quando Marina entra, vede Vinicio sul letto e il tempo si ferma. Gli sfiora la mano, come una madre che chiede perdono. Capisce che la sua ossessione per la verità non ha salvato nessuno. Roberto la raggiunge e per la prima volta tra loro non c’è potere, solo silenzio. Forse un perdono, forse solo la resa. Intanto, dall’altra parte di Napoli, Damiano riceve il messaggio di Viola: “Domani voglio vederti.” Il cuore gli pesa come piombo. Sa che non potrà più mentire. L’alba li sorprenderà entrambi nudi, ma non di corpi — di verità.
La mattina seguente Viola lo accoglie senza parole. Lui confessa tutto: Rosa, la notte, il rimorso. Ogni frase cade come una condanna. Viola lo ascolta in silenzio, il caffè freddo tra le mani, lo sguardo fisso sul mare. Non urla, non piange, non chiede spiegazioni. Dentro di lei il dolore si spegne come una candela. “Non avevi bisogno di mentire,” pensa, ma non lo dice. Quando Damiano esce, sa che nulla sarà più come prima. Poco dopo Rosa riceve la sua chiamata — poche parole, un addio. Lo lascia andare senza lacrime, abbracciando il piccolo Manuel come unica ancora di vita. Marina e Roberto, di nuovo insieme fuori dall’ospedale, si scambiano uno sguardo che sa di resa. “Da qui in avanti, solo verità,” dice lui. Lei annuisce. Il sole tramonta dietro il Vesuvio, dorato e distante. Napoli continua a vivere, indifferente al dolore dei suoi figli. Ogni finestra nasconde un segreto, ogni respiro una promessa infranta. In quella città che non perdona, l’amore e la colpa restano le due facce della stessa fiamma. E mentre la notte torna a stendere il suo velo sul mare, solo una certezza rimane: in Un posto al sole, nessuno è mai davvero innocente, ma tutti continuano a cercare la luce, anche quando brucia.