Un posto al sole: Gennaro Gagliotti trema, ma è molto fortunato! | Anticipazioni
Gennaro Gagliotti si svegliò nel buio della sua camera con il cuore che gli martellava nel petto. Stavolta non era l’oscurità della cecità a soffocarlo, ma quella, ben più densa, della paura. Aveva riacquistato la vista da poche settimane, eppure avrebbe barattato volentieri ogni raggio di luce pur di non vedere il cerchio che, giorno dopo giorno, si stringeva intorno a lui. Ai Cantieri, Chiara Petrone lo aveva messo sotto “tutela” richiamando Filippo Sartori come suo rappresentante: un controllo elegante, ma spietato. Da allora, ogni riunione era diventata una partita a scacchi, ogni firma un potenziale cappio. E intanto, come una crepa che si allarga nel muro, il passato tornava a farsi sentire con un nome che lo perseguitava: Okoro.
Era bastata una telefonata sussurrata nel cuore della notte perché il fragile castello di sicurezza di Gennaro crollasse. Okoro, il suo ex “caporale”, l’uomo che aveva sporcato le mani al posto suo nell’assassinio di Assane, era stato arrestato. La notizia correva già tra i corridoi dei Cantieri, sussurrata tra un caffè e una stretta di mano. Roberto e Marina, che non avevano mai smesso di considerarlo un socio scomodo, si muovevano come predatori che hanno finalmente sentito l’odore del sangue: aspettavano solo la testimonianza di Okoro per finirlo. Gennaro lo sapeva. Sentiva addosso i loro sguardi, apparentemente cortesi, ma pronti a trafiggerlo al primo cedimento. Eppure, mentre il panico lo divorava, una parte di lui continuava a sussurrare che era sempre uscito vincente da ogni trappola. Era davvero arrivato il momento di pagare?
Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, in una cella fredda e anonima, Okoro fissava il vuoto con gli occhi sbarrati. Non era la prigione a terrorizzarlo, ma qualcosa di molto più profondo. La voce della medium Agata Rolando rimbombava ancora nella sua testa, come un incantesimo che non poteva spezzare. Lei gli aveva parlato di una maledizione, di un debito di sangue che nessun silenzio, nessuna fuga avrebbero potuto cancellare. Da allora, ogni ombra gli sembrava un presagio, ogni sogno una condanna. Quando polizia e magistrati lo interrogarono, si aspettavano un fiume di rivelazioni, pronte a travolgere Gagliotti. Invece trovarono un muro. Okoro, sudato, tremante, rifiutò qualsiasi collaborazione. Non confermò nulla, non fece nomi, ingoiò la verità come un veleno che preferiva tenere dentro piuttosto che affrontare ciò che credeva lo attendesse oltre il silenzio. Era convinto: parlare significava sfidare la maledizione. E lui non aveva più il coraggio di farlo.
Quando la notizia dell’ennesimo nulla di fatto arrivò a Palazzo Palladini, fu come un pugno nello stomaco per i coniugi Ferri e per Michele Saviani, che da tempo sperava di vedere giustizia per le vittime di Gagliotti. Roberto si chiuse nello studio, stordito da una rabbia lucida, quasi glaciale: ancora una volta, il rivale era sfuggito alla resa dei conti. Marina, che aveva riversato su quella possibile testimonianza tutti i suoi ultimi frammenti di fiducia nella legge, sentì incrinarsi qualcosa dentro. Quanto ancora avrebbe dovuto sopportare quell’uomo ai Cantieri, a frenare i loro progetti, a contaminarne il nome? Michele, dal canto suo, si ritrovò davanti al computer, incapace di scrivere una sola riga: le parole “giustizia”, “verità”, “responsabilità” gli apparivano improvvisamente vuote. Sullo sfondo, Napoli continuava a vivere, indifferente alla frustrazione di chi, da anni, aspettava che Gagliotti pagasse il prezzo delle sue malefatte.
E proprio mentre tutti sembravano sprofondare nello sconforto, Gennaro, incredulo, si scoprì ancora una volta incredibilmente fortunato. Okoro, l’unico uomo in grado di incastrarlo definitivamente, aveva scelto il silenzio. Ancora una volta il destino lo aveva graziato all’ultimo secondo, come se una mano invisibile continuasse a proteggerlo. Ma quella fortuna ormai puzzava di condanna rinviata. Ogni sguardo sospettoso di Filippo, ogni gesto freddo di Roberto, ogni espressione tesa di Marina, ogni parola di Michele gli ricordavano che il cerchio, seppur lentamente, non aveva smesso di chiudersi. Non era ancora il tempo del suo crollo, ma le crepe nel suo impero erano ormai visibili a tutti. E mentre si affacciava alla finestra, guardando un mare che non gli era mai sembrato così minaccioso, Gennaro capì che quella partita non era finita, era solo entrata nella fase più pericolosa. Se vuoi, posso trasformare questa storia in un altro episodio ancora più oscuro, concentrandomi proprio sulla prossima mossa di Gagliotti per sfuggire al destino che lo insegue.