Un Posto al Sole, perchè Chiara è ritornata in città

Nel momento in cui l’aereo tocca la pista di Capodichino, Chiara Petrone capisce che non sta solo tornando a Napoli: sta tornando nel cuore di tutte le sue paure. Dall’oblò, il Vesuvio appare immobile, ma lei sa che sotto quella calma apparente ribolle la stessa lava che, ai Cantieri Flegrei, minaccia di travolgere tutto. Una notifica sul telefono le ricorda perché è lì: “Riunione straordinaria soci – Cantieri Flegrei, ore 18”. Sulla linea dell’oggetto, il nome che da settimane le brucia nello schermo: Gennaro Gagliotti. L’uomo che ha promesso di far crescere l’azienda di suo padre e che invece la sta trascinando in un gioco di potere sporco, fatto di ricatti e manovre occulte. Chiara inspira a fondo. Niente più fughe, niente più scuse. Ha lasciato alle spalle le sostanze, gli errori, il caos. Stavolta è lei a voler guardare tutti negli occhi. Anche Roberto Ferri, il socio che non ha mai davvero smesso di considerarla una pedina. E Filippo, l’unico che possa impedirle di crollare di nuovo.

Il ritorno della maggioranza silenziosa

Nelle stanze eleganti dei Cantieri, il suo rientro è una scossa elettrica. Gli impiegati si scambiano occhiate, i telefoni squillano, le voci corrono più veloci dei comunicati ufficiali: la vera padrona è tornata. Dietro la grande vetrata della sala riunioni, Roberto Ferri gira nervoso intorno al tavolo. Marina lo osserva con quel misto di lucidità e inquietudine che riserva ai momenti in cui sa che basterà una sola parola sbagliata per far saltare ogni equilibrio. “Chiara non è più la ragazzina fragile di un tempo,” mormora, ma lui non ascolta davvero. Per Roberto, Chiara è soprattutto la chiave per estromettere Gagliotti. Una variabile da controllare prima che diventi un problema. Quando la vede entrare, composta nel suo tailleur scuro, non riesce a nascondere un lampo di sorpresa: negli occhi di Chiara non c’è più la nebbia di un tempo, ma una durezza nuova. “Sono qui per occuparmi personalmente dei miei cantieri,” dice lei, senza neanche sedersi. Nessuno osa ricordarle che, per mesi, quegli stessi cantieri li ha lasciati in mano a Gennaro. Nessuno tranne Gagliotti, che la squadra con un sorriso sottile: “Benvenuta a casa, Chiara. Speriamo che il tuo ritorno non complichi le cose.” È in quell’istante che lei capisce di non poter giocare da sola.

Filippo tra due fuochi

La decisione matura in una telefonata notturna, quando Napoli è un mosaico di luci sull’acqua e il silenzio amplifica le esitazioni. “Ho bisogno di qualcuno di cui possa fidarmi. Di te, Filippo.” Dall’altra parte della linea, Filippo Sartori rimane in silenzio più a lungo del dovuto. Aveva giurato di tenersi lontano dai Cantieri, dalle trappole di potere del padre, dai giochi sporchi che l’avevano quasi distrutto. Aveva promesso a se stesso e alla sua famiglia una vita diversa. Ma la voce di Chiara, ferma e vulnerabile allo stesso tempo, apre una crepa in tutte quelle promesse. Lei non gli chiede solo competenza: gli chiede di diventare il suo scudo, il suo garante, il suo volto ufficiale in un consiglio di amministrazione pronto a stritolarla. E poi c’è Roberto, che non perde tempo a trasformare il dubbio del figlio in un’arma: “Se non lo fai tu, Gennaro avrà campo libero. Vuoi davvero lasciarlo distruggere quello che tuo nonno ha costruito?” Filippo sa che accettare significa tornare nell’occhio del ciclone. Ma sa anche che rifiutare significa abbandonare Chiara e, forse, condannare suo padre. Quando finalmente risponde, la sua voce è bassa ma decisa: “Ti rappresenterò io. Ovunque. Davanti a tutti.” In quel “tutti” c’è anche Gagliotti. E Gennaro non è tipo da incassare in silenzio.

La mossa sporca di Gagliotti

La prima riunione con Filippo come rappresentante ufficiale di Chiara è una battaglia combattuta con sorrisi e verbali. Ufficialmente si parla di piani di risanamento, di investimenti, di strategie. Ma sotto le frasi ben confezionate, l’aria sa di sfida. Gennaro segue ogni parola di Filippo come se fosse un avversario agli scacchi. Lo conosce abbastanza per sapere dove colpire: non sui numeri, ma sulle crepe emotive. Più tardi, in un bar appartato lontano dagli occhi indiscreti, lo avvicina con un tono che finge cordialità. “Sei un bravo manager, Filippo. Troppo bravo per lasciarti usare da tuo padre… o da Chiara.” Gli mette davanti un dossier, qualche foto, allusioni a conti, a vecchie operazioni borderline. Non c’è nulla di apertamente illegale, ma abbastanza da far tremare il castello di carte dei Ferri se finisse nelle mani sbagliate. “Io non voglio combatterti, voglio averti con me. Pensaci: è meglio essere il burattinaio o la marionetta?” È un attacco frontale alla sua lealtà, alla sua identità. Filippo sente la terra mancargli sotto i piedi: sa che Gagliotti sta cercando di manipolarlo, ma non può ignorare la verità scomoda che si nasconde tra quelle carte. Tornando a casa, guarda il porto illuminato e si chiede se non stia solo cambiando padrone.

Il prezzo del potere (e dell’amore)

Mentre i Cantieri diventano un campo di battaglia, le onde del passato tornano a sbattere contro la riva della vita di Chiara. Una sera, fuori dai cancelli, appare una figura che non vedeva da tempo: Nunzio. Gli basta un’occhiata per capire che quella donna davanti a lui non è più la ragazza che fuggiva da tutto, nemmeno da se stessa. “Sei tornata davvero, allora,” dice, ma nei suoi occhi c’è una domanda più grande: per chi? Per i soldi, per vendetta, per dovere… o anche, un po’, per lui? Chiara lo guarda, combattuta. Vorrebbe dirgli che il suo ritorno è solo una questione di affari, che non c’è spazio per i sentimenti in una guerra come quella che l’aspetta. Ma sa che mente. Sa che se ha scelto di rischiare di nuovo tutto è anche perché, in fondo, Napoli è l’unico posto dove può sperare di ricominciare davvero. La città le restituisce i fantasmi e le opportunità insieme: un padre morto che la osserva in ogni cantiere, un socio pronto a tradirla, un uomo disposto a proteggerla a costo di perdersi, un amore che potrebbe riaccendersi o bruciarla ancora una volta. Nel buio del molo, mentre le luci si riflettono sull’acqua scura, Chiara capisce che il vero dramma non è scegliere tra Ferri e Gagliotti, ma tra ciò che la rende potente e ciò che la rende viva. E sa che, qualunque sia la sua decisione, qualcuno ne uscirà distrutto.