Un posto al sole, puntate 24-28 novembre: Vinicio fa un gesto drastico, Alberto in crisi
Napoli trattiene il respiro e il Vesuvio sembra un orologio carico: nelle puntate di Un Posto al Sole dal 24 al 28 novembre 2025 la città non dorme, i corridoi di Palazzo Palladini vibrano e i Cantieri diventano una scacchiera dove nessuno può permettersi di sbagliare la mossa. Roberto Ferri cammina in silenzio verso l’udienza, un re senza corona che ha accettato il patteggiamento ai Gagliotti come si accetta l’anestesia prima di un’operazione: lucido, ma ferito nell’orgoglio. Ogni passo è un conto alla rovescia, ogni sguardo all’indietro una domanda che non trova risposta: quanto costa proteggere ciò che resta quando il potere non basta più? La sua ombra si allunga sui cantieri, su Marina che fiuta la tempesta e fa scudo, su un tribunale che non perdona esitazioni. E mentre i legali lucidano le carte, fuori c’è una città che ha imparato a riconoscere il suono del destino quando cambia musica.
Poi esplode Vinicio, il fratello “sbagliato” dei Gagliotti, quello che la vita tiene sempre mezzo passo indietro e il rancore spinge a correre nella direzione opposta. Interrompe una riunione cruciale come un fulmine dentro una stanza senza finestre, rovescia il tavolo con la voce: accusa Gennaro di averlo spinto di nuovo nel buio delle sostanze, di avergli rubato l’ultima idea di futuro. Gennaro, freddo come le scrivanie su cui conta i soldi, prova a trasformare la scena in un incidente di percorso, ma il dolore di Vinicio non si lascia archiviare. Lo scontro è acceso, sporco, inevitabile. E quando tutto sembra tornare nel solito equilibrio di bugie e strette di mano, ecco la crepa che fa tremare il palazzo: Vinicio compie un gesto drastico, inatteso, una traiettoria che nessuno ha previsto e che può ribaltare tavoli, alleanze, processi. Che sia tradimento o sacrificio, minaccia o confessione, una cosa è certa: dopo questa mossa, il cognome Gagliotti non suonerà più allo stesso modo.
Intanto un altro padre combatte una guerra che non conosce tribunali: Alberto guarda Gianluca e non lo riconosce. L’apatia del figlio è un’eco lunga, una stanza dove i rumori della vita non entrano più. Le partite di calcio restano spente, gli amici sono fantasmi, i giorni si assomigliano come fotocopie. È qui che Alberto, di solito spavaldo e verticale, si piega: depone l’orgoglio, bussa alla porta di Rossella e chiede aiuto. Non cerca un miracolo, cerca una mano per riportare suo figlio allo stesso tavolo della realtà. Rossella ascolta, misura le parole, accende una luce piccola ma tenace: non ci sono scorciatoie, c’è una strada. E in quella strada c’è anche la possibilità che la fragilità, finalmente, smetta di vergognarsi di sé. È un dramma quieto, fatto di pause e respiri trattenuti, ma chi guarda lo riconosce: è la materia di cui sono fatti i ritorni.
E mentre i destini privati si stringono, a Palazzo Palladini si consuma una rivoluzione gentile: Raffaele, il custode delle chiavi e dei segreti, annuncia che è pronto alla pensione. Lo dice come si toglie una giacca dopo una vita intera: con affetto, con timore, con gratitudine. Renato si oppone, cerca cavilli affettivi pur di trattenerlo, ma Raffaele ha già guardato il mare all’ora giusta e ha capito che è il momento di imparare il tempo lento. La parola “definitivamente” però pesa, e con lei si affaccia un’ombra dolce: Rosa, la sostituta che un tempo ha tenuto la portineria con mani ferme e cuore grande, l’erede designata a cui lui, in fondo, ha sempre pensato. Non è solo un passaggio di consegne: è il rito di una comunità che si tramanda cura, è un balcone che promette ancora saluti, piante, consigli dati al volo. Eppure, dietro la festa, scivola una malinconia che profuma di ultimi giri di chiave.
La settimana si chiude come una porta lasciata socchiusa: abbastanza per vedere il futuro, non abbastanza per afferrarlo. L’udienza di Ferri incombe e potrebbe riscrivere gli equilibri di Napoli; il gesto di Vinicio è un proiettile ideologico che può bucare famiglie e affari; Alberto impara che la paternità è un verbo al presente che si coniuga insieme; Raffaele avvia il conto alla rovescia di un addio che è anche un invito a restare, in un altro modo. E tu, da che parte stai quando la lealtà si scontra con la sopravvivenza? Pensi che Vinicio voglia salvare se stesso o incendiare tutto per ridisegnare il campo? Scrivici la tua teoria, condividi l’articolo con chi non salta un episodio e iscriviti per non perdere i prossimi aggiornamenti: a Un Posto al Sole, quando la notte fa più rumore del giorno, significa che l’alba è già in cammino.