UNO SPARO NELLA NOTTE: JANA A TERRA! | LA PROMESSA ANTICIPAZIONI 15-18 DICEMBRE
Nel Palazzo de La Promessa tutto scivola verso il punto di non ritorno. Alonso, scosso dalla verità su Mariana e deciso a ricucire con Curro e con la giovane che ora sa essere figlia di Dolores, rompe l’equilibrio antico scegliendo finalmente un lato: tende la mano e promette di cercare la verità sulla morte di Dolores, costi quel che costi. È il segnale che fa tremare i lampadari. Cruz, accerchiata, sente il cerchio stringersi e perde il controllo: ogni mossa le rimbalza contro, Petra annusa l’odore della sconfitta e teme l’arresto, Lorenzo reagisce con una violenza che tradisce il panico, mentre Leocadia, con il sorriso di chi versa benzina dicendo di portare acqua, insinua, alimenta, divide. Nelle crepe, i sentimenti esplodono: Curro e Angela trovano finalmente il coraggio di chiamare col proprio nome ciò che li cuce insieme, Samuel lotta con l’amore proibito per Maria Fernández, Catalina tenta di riparare torti e vasi infranti, restituendo dignità al servizio. E quando la casa pare già troppo piena di segreti per contenerli, la notte fa il suo mestiere: qualcuno impugna un’arma, un colpo lacera il silenzio, e il destino cambia direzione.
All’alba, Manuel rientra ignaro e trova Jana riversa a terra nella loro stanza, ferita, sola, senza voce per chiedere aiuto. Il tempo collassa: si inginocchia, le tiene la mano come se bastasse a cucire la vita, chiama Curro e lo manda a prendere un medico, ma sa che solo il dottor Gamarra potrà dire la parola che separa la speranza dal lutto, per Jana e per il bambino che porta in grembo. La notizia corre lungo i corridoi come vento gelido: Alonso non esita e chiama la Guardia Civile, convinto che non sia un incidente. Leocadia, sorprendentemente, appoggia senza tentennare: “Indagate qui dentro.” È un appoggio che pesa come un’accusa. Cruz chiede di aspettare, di capire prima di coinvolgere le autorità, ma ogni suo “aspetta” suona come “nascondi”, e gli sguardi cambiano. Lorenzo si sente trascinare nel vortice e scatta, duro, difendendo un ordine che non esiste più. Nel piano di sotto, la servitù si spacca: Simona non regge le parole di Petra (“Se l’è cercata”), e la furia di anni si accende in un istante. È la prova che il proiettile non ha colpito solo un corpo: ha forato l’illusione che la casa potesse restare intera.
Arriva il sergente Burdina, occhi freddi e metodo corto: chiede chiavi, passi, orari, ricostruisce la mappa della notte. La prima verità che emerge è una lama: l’arma usata potrebbe essere la pistola che Alonso custodiva nello studio. Non c’è più. Sparita. Dunque l’assassino ha avuto accesso a una stanza chiusa e a un cassetto che non dovrebbe aprirsi senza lasciare traccia. Chi aveva la chiave? Chi l’ha chiesta? Chi l’ha duplicata? Ogni domanda è una mano che stringe il cappio attorno a qualcuno. Burdina annuncia interrogatori separati, collaborazione totale, nessun riguardo per titoli o parentele. Intanto Manuel tace un dettaglio cruciale, un elemento che lo brucia in tasca come brace: qualcosa che ha visto, o che ha trovato, e che può cambiare il corso dell’indagine. Sa che pronunciarlo significa puntare un dito. Sa anche che non parlare è un altro modo di sparare.
Mentre il medico lotta per strappare Jana al buio e per ascoltare il battito del piccolo che forse ancora resiste, la colpa diventa lingua comune. Maria Fernández crolla: quella notte doveva essere accanto a Jana, ma non è salita; ora ogni minuto pesa come piombo. Pia sussurra a Ricardo Pellicer la convinzione che il proiettile abbia un mandante: “È stato pianificato.” In cucina, i coltelli restano nelle guaine ma le parole tagliano più a fondo: l’odio sedimentato contro Jana viene a galla e mostra il volto dei sospetti. Leocadia, nel salotto, allarga la crepa: “L’aggressore è in famiglia.” Una frase che è insieme indizio e veleno. Cruz, pallida e ferma, recita una prudenza che nessuno le crede. Petra conta i minuti, teme le manette e pensa a Tomas, all’ombra di una verità che torna a chiedere il conto. Lorenzo, sentendosi messo all’angolo, alza muri e voce. Catalina, invece, percorre i corridoi con il passo di chi ripara: porge scuse a Martina, a Romulo restituisce il denaro della porcellana venduta, prova a rimettere in pari una casa che più pare un campo minato.
Poi, il silenzio che precede il verdetto. Burdina ha raccolto orari, rumori, bugie piccole e grandi, e l’indizio della pistola fa da stella polare. Manuel si ferma davanti alla soglia dello studio, guarda la serratura, guarda suo padre, guarda tutti. Sa cosa dire. Sa chi aveva accesso, sa quale dettaglio non torna. Quando aprirà bocca, i rapporti cambieranno per sempre. Per ora, resta il respiro sospeso: di Jana, che lotta; del bambino, che forse resiste; della casa, che attende la parola che spezzerà l’ultima fibra dell’equilibrio dei Luján. Restate con noi per le puntate dal 15 al 18 dicembre: commentate con il vostro sospetto, condividete la vostra teoria e attivate le notifiche. Perché in La Promessa ogni segreto ha una pistola in un cassetto, e ogni colpo, prima o poi, trova la sua notte.